Si chiama “A mani libere” il progetto in cui sono coinvolti vari soggetti ed istituzioni pubbliche tesi ad argomentare e soprattutto tracciare linee culturali di lotta alla mentalità mafiosa e quindi alla realtà omissiva e sopraffattiva dell’organizzazione criminale calabrese.
Il progetto “A mani libere” è stato realizzato con le tre scuole pilota (Istituto Tecnico “G. Careri” di Taurianova, Istituto Magistrale “G. Mazzini” di Locri, Istituto “E. Fermi” di Reggio Calabria) assieme al gruppo della Consulta provinciale degli studenti coordinato dall’Ufficio Scolastico provinciale di Reggio Calabria). Tra le attività principali c’è da sottolineare quella della scrittura, articolata attraverso racconti e vignette umoristiche sulla ndrangheta, la realizzazione di un’inchiesta giornalistica istituzionale con interventi del Prefetto di Reggio Calabria, Francesco Musolino, del Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Morabito, e del Magistrato Nicola Gratteri. Un’attività, inoltre, svolta a stretto contatto con i coetanei tedeschi delle scuole della Pomerania e di Berlino con i quali è stato sancito un gemellaggio, istituito nel corso di una apposita iniziativa svoltasi nel marzo del 2009 all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino in occasione della presentazione della pubblicazione finale del numero zero del libro “A mani libere”. Il progetto è stato finanziato dalla Provincia di Reggio Calabria, assessorato alle politiche Giovanili, e gestito operativamente dall’Associazione Culturale Antigone.
Un centro che, se ha avviato la catalogazione e documentazione di materiali sulla ndrangheta da raccogliere all’interno della sua struttura fisica o mira a estendersi sul territorio secondo la nuova museologia diffusa, allo stesso tempo è proiettato fuori da sé in attività pratiche che lo rendono potente collegamento tra tante istituzioni e parti sociali. A lavorare “con il museo” prima fra tutte la scuola, i cui soggetti - gli studenti - sono stati resi protagonisti di un percorso verso la conoscenza oggettiva della realtà, esplicito obiettivo del Museo della ndrangheta.
Solo così si può pensare di permettere di compiere una riflessione seria su una realtà complessa che le giovani generazioni vivono nella nostra provincia interrogando lo stereotipo che qui si eredita senza discutere, soffermandosi ad analizzare il semplice circolo vizioso che finisce con il decidere per la qualità di molte vite. Scegliere di rappresentare vuol dire uscire dalla palude silenziosa che il reale è diventato da queste parti. Non è diverso dal viaggio che alcuni di loro hanno compiuto fisicamente in Germania, dove hanno incontrato i coetanei tedeschi. La Germania che li ha ospitati come autori di questo volume è la terra straniera in cui tentare di capire un complesso processo storico come quello del muro, ma anche una terra in cui situazioni non molto diverse dalla propria hanno portato ai fatti di Duisburg. Questo guardare all’esterno e dall’esterno guardare alla realtà domestica ha concluso un primo ciclo di attività durate un anno e mezzo che ha visto queste scuole coinvolte nel progetto pilota. Siamo convinti che la vera esperienza di quanto fatto già viaggi silenziosamente con ogni ragazzo coinvolto nelle attività, molto oltre le pagine di questa raccolta

