Si vuole proporre uno studio complesso sul polivalente sentimento dell’appartenenza che, con gradi e modalità diversi, è parte integrante dell’identità di ogni comunità. L’appartenere si basa necessariamente su una memoria ereditata e condivisa e su un sistema di immagini in continuo divenire che veicolano senso. La memoria, come insegnano studi multidisciplinari, non è una riproduzione ma è sempre una ricostruzione, e ogni esperienza che un singolo o un gruppo possono fare è sempre da mettere in relazione con i diversi passati con cui si è in grado di connettere tale esperienza. Se la memoria è memoria di rovine difficilmente si riuscirà a dare senso costruttivo alle cose che accadono, sia individualmente che collettivamente. Un tratto culturale che certamente riguarda la calabresità è quello della ndrangheta.
Anche al livello più superficiale possibile, privo di qualsiasi scientificità, il binomio Calabria-ndrangheta è passato sia nelle rappresentazioni collettive esogene (il modo in cui altri guardano i calabresi), sia nelle autorappresentazioni. Questo naturalmente non implica neanche lontanamente l’idea di connivenza diffusa o di partecipazione implicita, né di attitudine “naturale” o altri elementi forieri di razzismo. Il progetto vuole esaminare la storia e il mito di questa immagine, tanto sulla lunga durata che nella dimensione sincronica, sia effettuando ricerche sul campo, sia utilizzando la vasta bibliografia a riguardo. L’obiettivo è quello di fare i conti in modo razionale e cosciente con una trasmissione di valori che informa le nuove generazioni. Su questa base si cercherà di comprendere in che grado, agendo sui processi di inculturazione diretta e indiretta, ci si può inserire in questo processo di trasmissione di valori. In questa ottica viene pensata la misura del museo della ndrangheta nelle sue molteplici possibilità di fruizione: archivio della memoria, un luogo dove si possa distinguere con precisione la portata simbolica del fenomeno ma, soprattutto, la sua dimensione di impresa economica; istituzione in grado di tradurre una materia complessa in più linguaggi; un centro che si ponga in modo permanente come “emergenza”, per evitare i silenzi che sono funzionali a ogni mafia.

